Le tigri tornano ad aumentare. Ma non sono ancora fuori pericolo

Le tigri tornano ad aumentare. Ma non sono ancora fuori pericolo
(Nitish Madan / Wwf International)

La buona notizia che in cinque Paesi — Bhutan, Cina, India, Nepal e Russia — le tigri sono in aumento. Quella cattiva che il maestoso felino ancora in pericolo. Forse ci siamo allontanati un po’ dal rischio di estinzione che dieci anni fa incombeva sulla specie, nelle sue diverse articolazioni: in tutto il mondo, in natura, erano rimasti meno di 4 mila esemplari. Ma le minacce alla sua sopravvivenza sono ancora tante, a partire dall’azione dei bracconieri, che lucrano sulla vendita illegale delle pelli e di altre parti del corpo. E dalla distruzione o dal forte ridimensionamento dei loro habitat naturali. Tuttavia i numeri iniziano ad essere incoraggianti e il Wwf, che partecipa al progetto Tx2 per il raddoppio del numero di esemplari nelle 13 nazioni in cui la tigre vive (oltre ai cinque gi citati ci sono Bangladesh, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanar, Thailandia e Vietnam), conta di potere celebrare di qui a due anni il raggiungimento della soglia psicologica di 6 mila individui. Sar il 2022 e si celebrer l’anno cinese della tigre, esattamente come nel 2010, quando si deciso che un mondo senza tigri sarebbe stato inconcepibile e si deciso di correre seriamente ai ripari.

Una risorsa da tutelare

Dal minimo storico del 2010 le tigri finalmente stanno aumentando e questa una grande notizia anche per le altre specie minacciate, con cui condividono l’habitat — commenta Stuart Chapman, alla guida della Tigers Alive Initiative del Wwf —. Ed ottimo anche per milioni di persone che dipendono da questi ecosistemi. In passato le tigri venivano sterminate un po’ per ignoranza, paura o superstizione, da popolazioni che non sempre erano consce dell’interazione tra questi animali e l’ambiente in cui si trovavano a convivere. E molto per lucro, come detto, per alimentare un florido mercato che ancora oggi non conosce crisi: si stima che il giro d’affari generato dal commercio di derivati animali valga almeno 100 miliardi di euro ogni anno e anche le tigri vi contribuiscono, con le loro pelli ma anche con denti e parti di corpo molto richieste dalla medicina tradizionale orientale,. Ma anche dal punto di vista economico l’equazione gioca in realt a favore della tutela degli animali e dell’ambiente: bracconaggio uguale ricchezza (illegale!) per pochi; turismo ecosostenibile uguale posti di lavoro, indotto e benessere diffuso.

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Il caso del Nepal

Lo sanno bene in Nepal, uno dei Paesi che gi hanno centrato l’obiettivo del raddoppio, passando dai 121 individui del 2009 agli attuali 235. Ora che le foreste stanno prosperando, anche gli animali sono in aumento — spiega Naresh Tharu, scienziato che vive alla periferia del Bardia National Park, dove vivono un’ottantina di tigri, quintuplicate in un decennio —. La bellezza naturale della zona ha portato molti turisti da tutto il mondo, spinti dalla voglia di vedere le tigri e altre specie libere in natura. Bardia diventata un centro turistico e ha creato nuove opportunit economiche per la gente del posto.

Tigre sana in foresta sana

Il piano di ripopolamento in realt un piano di salvaguardia ambientale complessiva. La tutela delle tigri avviene mediante l’istituzione di aree protette in cui la foresta tutelata. Se vogliamo preservare le tigri allora dobbiamo mantenere una vasta area di foresta sana. E avere una foresta sana significa avere aria e accqua pulite, ma anche un territorio salvaguardato da frane e erosioni — sottolinea Ugyen Tshering, responsabile del parco nazionale del Jomotshangkha, un santuario per la vita selvatica in Bhutan, altra nazione virtuosa nella tutela delle tigri, anche qui pi che raddoppiate fra l 2010 e il 2018 —. Per un territorio come il nostro, un ecosistema molto fragile dove i dissesti idrogeologici sono molto comuni, avere foreste sane il solo modo di prevenire disastri naturali. Le tigri, a loro volta, contribuiscono al mantenimento dell’ambiente: cibandosene tengono sotto controllo le popolazioni di erbivori, evitando che la loro popolazione aumenti a dismisura con conseguenze sul patrimonio vegetale.

Un problema dei nostri tempi

Il progetto Tx2, che viene rilanciato oggi in occasione del Global Tiger Day, interviene su pi fronti: la tutela dei territori, la lotta al bracconaggio con il coinvolgimento dell’Interpol e delle forze locali di polizia e di tutela forestale; l’opera di moral suasion nei confronti delle istituzioni affinch non vengano realizzate infrastrutture come strade o dighe negli habitat delle tigri; la tutela di altri animali che costituiscono le prede naturali dei grandi carnivori. Ma anche campagne di informazione e di responsabilizzazione. La decimazione non avvenuta solo in epoche lontane, come si sarebbe portati a pensare. I 3.890 esemplari censiti nel 2016 sono quasi cento volte di meno rispetto all’inizio degli anni 2000. Nel 2006 erano circa 7 mila, il che significa che in dieci anni quel numero si pressoch dimezzato. Insomma, la scomparsa delle tigri anche decisamente figlia nostra, per quanto tre delle sottospecie – le tigri di Bali, di Java e del Caspio — si fossero gi estinte tra il 1940 e il 1980, anche per la diffusione della cosiddetta caccia grossa come sport o meglio passatempo per ricchi.

Un investimento a lungo termine

Per questo tocca alle attuali generazioni lavorare per invertire la rotta. In alcuni Paesi non sar facile: in Cambogia, Laos e Vietnam gli esemplari superstiti sono poche decine. Ma i successi fin qui ottenuti lasciano ben sperare. Il Wwf ha iniziato nel 1973 ad occuparsi del problema, avviando l’Operazione Tigre, la prima campagna di comunicazione in assoluto a difesa di una specie a rischio. Ora il principale promotore del progetto di raddoppio con un investimento tra i 50 e gli 80 milioni di dollari per l’attuazione delle strategie di salvataggio. Poi c’ quello che possono fare i singoli cittadini, con donazioni o adozioni a distanza di tigri (qui le informazioni).

29 luglio 2020 (modifica il 30 luglio 2020 | 08:47)

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