La prevenzione dei suicidi tema del World Mental Health Day 2019

Nel mondo ogni 40 secondi una persona si toglie la vita. Lo ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che dedica la Giornata Mondiale della Salute Mentale 2019 alla prevenzione dei suicidi. Obiettivo di questa giornata, che si svolge ogni anno il 10 ottobre, è aumentare la consapevolezza verso un aspetto della salute mentale e combattere lo stigma sociale che accompagna questi disturbi.

Il suicidio è un’emergenza sanitaria globale, responsabile dell’1,4% delle morti nel mondo, con 800.000 casi ogni anno e un numero molto maggiore di tentativi falliti. Il 79% dei suicidi avviene nei paesi a basso e medio reddito ed è soprattutto tra i giovani che, rispetto alle altre cause di morte, si registrano le percentuali maggiori.

Per le ragazze di età compresa tra i 15 e i 29 anni, il suicidio rappresenta infatti la seconda causa, preceduta solamente dalle complicanze legate alla gravidanza e al parto. Per i ragazzi della stessa età è al terzo posto, dopo gli incidenti stradali e gli episodi di violenza. Nel complesso, nel mondo nel 2016 sono stati più di 200.000 i ragazzi e le ragazze che si sono tolti la vita. Solo gli incidenti stradali hanno causato più morti.

La situazione in Italia

In Italia gli ultimi dati ISTAT, riferiti al 2016, riportano un totale di 3.870 suicidi, più di dieci al giorno. Dal punto di vista anagrafico, il maggior numero di decessi si registra per la popolazione compresa tra i 50 e i 54 anni di età (432 persone). Ma anche tra gli anziani il numero è importante: sono stati più di 500 gli ultraottantenni che si sono uccisi nel 2016. Tra i ragazzi di 15-29 anni, il numero nello stesso anno è stato di 326.

In linea con quanto evidenziato dall’OMS, anche in Italia per i giovani il suicidio è tra le principali cause di morte. In percentuale il picco si raggiunge tra i 25 e i 29 anni, dove le morti per suicidio rappresentano il 14% dei decessi. Nel 2016 i casi in questa fascia di età sono stati 153. Dopo i 70 anni, rappresentano meno dello 0,5% delle morti.

Una questione di genere?

Il 79% dei 3.870 morti per suicidio sono stati uomini: una tendenza non insolita ma che anzi è stata osservata per la prima volta più di un secolo fa e che riguarda tutto il mondo (con l’eccezione delle giovani donne cinesi e indiane). Anche nei giovani il rapporto tra due sessi è sbilanciato, con un maggior numero di suicidi tra la popolazione maschile: tra i 15 e i 29 anni i ragazzi che si sono tolti la vita sono stati 266, le ragazze 60. Nel complesso più dell’80% dei giovani suicidi sono quindi maschi.

Questa differenza si associa a un “paradosso di genere” che caratterizza l’epidemiologia dei suicidi nei paesi occidentali. Nonostante il numero maggiore di morti riscontrato tra i maschi, infatti, è tra le donne che si verifica il maggior numero di pensieri suicidi e di tentativi falliti. Gli ultimi dati italiani si riferiscono al 2008 e riportano 1559 casi di donne su un totale di 3327 tentativi, poco meno della metà.

L’Osservatorio Epidemiologico sui Suicidi e Tentativi di Suicidio

Questi dati provenienti da fonte giudiziaria, cioè dai rilevamenti di Carabinieri e Polizia, non sono però più considerati attendibili dall’ISTAT. Se per stimare il numero di morti vengono oggi usati i dati forniti dalle autorità sanitarie, sul numero di tentativi di suicidio non esistono informazioni relative agli ultimi dieci anni. Per questo motivo è nato da poco l’Osservatorio Epidemiologico sui Suicidi e Tentativi di Suicidio (OESTeS). L’Osservatorio è stato presentato dall’Istituto Superiore di Sanità in occasione della Giornata Mondiale dei Suicidi, che si è svolta lo scorso 10 settembre. Nei prossimi anni saranno quindi disponibili maggiori informazioni, ottenute integrando le principali fonti esistenti (accessi al Pronto soccorso, schede di dimissione ospedaliera e dati mortalità ISTAT).

Suicidi e malattia mentale

L’ISTAT considera inoltre le informazioni riportate dalle autorità sanitarie relative alla presenza di malattie, sia fisiche che mentali.  In base a quanto indicato sui certificati di morte, tra le 3.904 persone che si sono uccise nel 2016, 481 soffrivano di depressione e 259 di altre malattie mentali (in alcuni casi di entrambe). I disturbi mentali interesserebbero quindi il 17% dei suicidi, un dato che è probabilmente sottostimato. In questo caso si osserva una differenza di genere, ma in senso opposto: la diagnosi di malattia mentale riguardava il 25% delle donne e il 15% degli uomini. 152 donne su 842 (il 18%) soffrivano di depressione, contro l’11% di uomini (329 su 3.062).

Nei paesi ad alto reddito il legame tra suicidio e disturbi mentali (in particolare, depressione e dipendenza da alcol) è ben noto – ricorda l’OMS. Molti suicidi si verificano impulsivamente in momenti di crisi dovuti a problemi economici, alla fine di una relazione o alla presenza di una malattia. Conflitti, disastri, violenza, abusi, senso di isolamento sono elementi fortemente associati a comportamenti suicidari. I tassi di suicidio sono elevati anche tra i gruppi che subiscono discriminazioni, come rifugiati e migranti, popolazioni indigene, detenuti, lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersessuali (LGBTI).

Il principale fattore di rischio rimane un precedente tentativo di suicidio. Per l’OMS obiettivo della campagna è quindi quello di aumentare la consapevolezza e abbattere lo stigma sociale che impedisce di chiedere aiuto. Parlare di suicidio non ne aumenta il rischio, ma al contrario riduce l’ansia e può aiutare le persone a sentirsi capite.

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